III

La vita si svolge relativamente pacifica in quello che fu detto il paese della Madonna o anche il paese dei preti. Schiere di sacerdoti uscirono difatti dal suo grembo diffondendo ovunque l’ansia del bene e la pratica delle virtù cristiane. Ben cinque fratelli Capilupi furono sacerdoti contemporaneamente. Fuori dalle grandi vie di comunicazione, Pentone si tenne tranquilla. Gli eserciti dei conquistatori passarono al largo e il piccolo paesello restò immune anche dalla piaga del brigantaggio. Solo il famigerato Giosafatte Talarico calò sulle montagne di Pentone ma lo fece solo pwe avvicinarsi in devoto raccoglimento al Santuario della Madonna di Termine di cui, si diceva, portasse costantemente uno scapolare. Nel 1619 venne istituita la Confraternita del SS. Rosario, una delle prime costituite dopo la battaglia di Lepanto.

D’altro canto i Pentonsi lavoravano sodo per carpire alla terra avara il poco che poteva dare. Il castagno e l’ulivo furono le piante più coltivate. Ancora oggi sui frutti di questi alberi s’impernia tutta la vita agricola dei pentonesi. Poi s’industriavano nei boschi a far carboni. Divennero rinomati in questo campo e la loro opera veniva richiesta anche nei paesi vicini. Era il tempo in cui alle donno che pigliavano marito veniva dato, come complemento indispensabile dalla loro dote, <<u carpitellu>> (pezzo di stoffa ruvida che serviva da copricapo e da riparo per le intemperie), <<a corda>> e l’accetta. Vita dura, quindi, nei boschi e nelle campagne per gli uomini e le donne. Lo sfruttamento dei boschi ridusse la produzione del carbone e il pentonese rivolse tutto all’agricoltura divenendo un provetto lavoratore dei campi. Per necessità e vitrù dovette dedicarsi alla costruzione dei muri a secco sui fianchi delle montagne o sui ripidi pendii che fanno ala ai torrenti. Spesso la terra veniva portata a spalla sulle terrazze formate dai muri a secco. E ogni anno, dopo l’invero, con pazienza e tenacia ricostruivano i muri crollati per le piogge.

Ma è naturale, non si potè avere mai produzione agricola bastevole, in genere, ai bisogni della popolazione sempre crescente, dato il carattere aspro e particolarmente accidentato del terreno. Il pentonese divenne così in lavorante di giornata, <<jornateri>> e da allora cominciò quella ricerca affannosa di lavoro fuori del proprio paese, che dura tuttora.

I Pentonesi, bravi e versatili lavoratori, artigiani provetti ed operai specializzati, si trovano sotto tutte le latitudini: dall’Europa all’Africa, dalle Americhe all’Australia. A questo flusso emigratorio, a questa fonte di benessere Pentone deve una certa agiatezza che riflette nelle case e nel loro arredamento, nel modi di vestire e nell’indice di consumo, specie di prodotti alimentari; indice che, dalle statistiche veterinarie e dell’Ufficio Imposte, risulta il più alto del circondario.

A questo punto è necessario stabilire, sia pure approssimativamente. L’anno in cui Pentone divenne Comune autonomo. Come già detto, non esistono documenti, ma si ha notizia che ciò dovette avvenire fra il 1812 e il 1818. questo ritardo a darsi un’autonomia amministrativa è da ricercarsi nella indole stessa degli abitanti, un po’ avulsi da posizioni d’intransigenza, amanti della vita serena, anche se dura, all’ombra del campanile, sensibili agli episodi di bontà, tutti chiusi nella bellezza delle tradizioni religiose. Essi furono definiti dai catanzaresi: Pentunisi amarusi. Un popolo tranquillo.

Ma quando la diana del Risorgimento suonò dalle Alpi alla Sicilia, anche nei Pentonesi di ridestano certi sopiti, ma mai spenti, sentimenti di indipendenza, anche dall’umile paesello uscirono schiere di patrioti amanti della libertà. Si ebbero uomini di pensiero e di azione. Gli ideali di giustizia sociale, di libertà, di patriottismo avevano esercitato il loro fascino anche sulla nostra gente.

E furono i De Laurenzi, tra i quali molti sacerdoti, ad apporsi a la tirannia e all’oscurantismo borbonico. Volarono anche delle schioppettate con la gendarmeria del Re delle Due Sicilie. Poi il canonico Giuseppe Lice, bella e nobile figura di sacerdote, di patriota e di pensatore, il quale a Napoli aveva tenuto cattedra di filosofia e ne era stato in seguito privato per l’impronta di libertà che aveva dato al suo insegnamento, si diede alla preparazione dei giovani agli ideali di emancipazione, di progresso e di umana dignità.

 

*Fu il canonico Lice ad istituire a Catanzaro, insieme a Luigi Settembrini la <<Giovane Italia>>, che, fondata da Mazzini, raccoglieva nelle sue file gli italiani migliori. E il Settembrini, di questa preziosa collaborazione, dell’entusiasmo di questo sacerdote, della non mai spenta fiamma di amor patrio, si ricordò nelle sue <<Memorie>>

 

*Notizie non storicamente certe