IV

L’abitato ere cresciuto bello e pittoresco, pulito e civettuolo con i fiori che troviamo sulle terrazze delle case. Intorno prosperavano gli ulivi e s’indoravano al sole le vigne.

Tanti giovani fin da allora si avvicinavano agli studi e, tenendo presente il numero degli abitanti, la percentuale degli studiosi fu sempre alta e lo è tuttora. Le proibitive condizioni economiche in tempi in cui gli studi erano privilegio di pochi fortunati, i disagi e le asprezze quotidiane di una vita dura e, a volte, vuota di speranze, non riuscivano a spegnere nei giovani Pentonesi l’ansia di istruirsi e di curare la propria educazione intellettuale e morale. Quando fra Catanzaro e Pentone venne aperta la strada e si abbandono la tradizione mulattiera di montagna, sembrò che più di una intensificazione degli scambi e dei rapporti commerciali, un flusso e riflusso continuo di idee, di pensieri, di propositi nobili, di contatti culturali unisse i Pentonesi con gli abitanti della città. Della realizzazione di questa strada, che ci tolse dall’isolamento, il merito va al Rev. Don. Vincenzo De Laurenzi che seppe far valere il buon senso e la logica presso le Autorità di Catanzaro e particolarmente presso il Sindaco del tempo marchese De Seta. La prima carrozza che arrivò a Pentone, via Termine, segnò l’inizio di una nuova ere per il nostro paese.

Ai primi di questo secolo, poi, anche il collegamento con Cafarda, ove passa l’importantissima strada che va da Cosenza nel Crotonese e da cui si diparte il tronco che mena in Sila, fu realizzato. Sorse così uno degli incroci stradali più importanti della Calabria, in un luogo veramente incantevole, da dove si dominano tutti i contrafforti della Sila fino al mare. Il nome <<Cafard>> significa nostalgia, malinconia. Ma intorno, ovunque, sembra riflettersi al bellezza dei luoghi, popolati da castagni giganteschi e pieni di fresche sorgenti. La creazione di una stazione climatica in questo posto contribuirebbe grandemente allo sviluppo del turismo in Calabria. Da Cafarda si delimita l’arco meraviglioso delle montagne che circondano Pentone e dall’alto delle quali si denomina tutta la fascia ionica da Crotone a Noverato, mentre dall’altra parte si scorge la linea azzurra del Tirreno. Dal cuore di queste montagne sgorga dell’acqua leggera, salubre e freschissima detta <<Acqua della Nocella>>, cos’ si apprezzata ovunque, specie a Catanzaro, dove una volta veniva portata in appositi carri coperti di verzura quando infuriava la canicola.

Certamente la circostante bellezza naturale ha contribuito a sviluppare nei pentonesi il gusto del bello e del pittoresco. I vecchi ricordano il tempietto botanico che veniva allestito in occasione della festa della Madonna del S. Rosario, sulla piazza principale del paese. Una specie di baldacchino preceduto fa un peristilio di colonne fatte con giovani alberelli dei boschi,sapientemente ed artisticamente potati. Pinnacoli di verde e fiori completavano l’abbellimento.

I luoghi così belli e l’arco perfetto delle montagne, oltre che la tradizione della miracolosa apparizione della Madonna, hanno suggerito ai pentonesi il viaggio montanaro della Statua della Vergine delle Grazie verso il Santuario omonimo che dista tre chilometri dal centro dell’abitato e la fantastica illuminazione, a sera, delle creste montagnose, durante i giorni della festa che culmina nella seconda domenica di settembre.

E’, questo, uno spettacolo unico nel suo genere. Chilometri di vette illuminate da batuffoli imbevuti di nafta (prima l’illuminazione veniva fatta con fascine di legna) sorretti da un filo di ferro che corre lungo le creste. Lo spettacolo, che ha del grandioso e del fantastico insieme e che si manifesta come per incanto al tocco della campana, è visibile da tutti i paesi viciniori e della stessa Catanzaro. Dà l’idea di una costellazione che si sia abbassata sulla terra, disponendosi in bell’ordine sulle vette intorno al Santuario, quasi a fargli corona.