ANTONIO CAPILUPI 1957

Alla memoria di mia madre il cui

Sorriso illumina ancora i miei sogni.

PREMESSA

Chiunque si accinge a dare notizie del proprio paese può essere tentato a nobilitarne la storia magari povera a poco suffragata da documenti o testimonianze. Ma quando la storia è solo e semplicemente narrazione delle vicende di un popolo che con la tenacia costante di intere generazioni ha strappato alla terra il poco che poteva dare sicuri che nel racconto semplice e schietto si questa lotta che ancora continua, c’è tutta la grandezza e nobiltà della nostra gente.

Forse, e bisogna ammetterlo, le nostre popolazioni hanno subito la storia nel senso che l’accavallarsi degli eventi, lo scorrere stesso del tempo, gli stessi cambiamenti e fenomeni di ordine geologico hanno seterminato particolari circostanze, creato fattori di indubbia importanza per cui si è verificato un certo adeguamento dell’uomo alla storia, una certa rassegnazione nel seguirne il corso. E credo che ciò può aver valore anche per altre terre e per altre genti fino a che un uomo politico, un conquistatore, un pensatore filosofo, una scoperta, un rivolgimento sociale un fenomeno di evoluzione e di accentuato progresso che può anche determinarsi in seguito, non danno l’importanza ad un secolo, vivificandolo.

Oggi, nelle nostre terre, sono evidenti i segni si questa evoluzione gigantesca: è incominciata anche per noi la vera storia. Storia di attività e di progresso, di conquiste sociali e di democrazia. Ho ritenuto opportuna questa premessa con la certezza che mi si userà venia se alla mancanza di documenti e di sicure fonti storiche cercherò di sopperire collegando per via di logica supposizione le notizie e le documentazioni frammentarie, con la preoccupazione costante di non cadere nel soggettivismo in modo che le mie conclusioni possano essere accettate anche fa chi giudica con spirito di critica per un insopprimibile amore di verità