V

I pentonesi sono dotati di un certo <<humor>>. Spesso gli strali delle rime popolari si sono rivolti con una certa acredine verso episodi boccacceschi o hanno messo alla berlina, diciamo così, persone e fatti relativi alle elezioni comunali. Questa sensibilità, accompagnata da una profonda passione per la musica, ha spesso prodotto piccoli capolavori di poesie e di canzoni che hanno fatto il giro del circondario. Nativo di Pentone era il poeta Citriniti, una delle più popolari figure della vecchia Catanzaro.

L’ospitalità costituisce la caratteristica dominante dell’indole dei pentonesi. Si ricordano episodi gentili di spontanea generosità. Durante la prima guerra mondiale le donne di Pentone uscirono con i cesti colmi dei frutti della nostra terra per offrirli ai prigionieri austriaci in transito, diretti verso la Sila. E nel periodo più tragico della seconda guerra mondiale circa settemila catanzaresi ebbero ospitalità nel piccolo paesello che per tradizioni e costumi è indissolubilmente legato alla città vicina.

Con la stessa generosità hanno fatto olocausto della loro vita alla Patria i figli migliori di Pentone i cui nomi sono eternati nel marmo del Monumento ai Caduti, all’ombra del gigantesco e secolare albero di pino che sembra racchiudere tra i suoi vecchi rami e nel sussurro delle sue foglie aghiformi tutta la storia, le lacrime, le gioie, le conquiste dei pentonesi. Così, con dedizione suprema, perse la sua vita il S. T. Francesco Capilupi, medaglia d’argento alla memoria, il primo ufficiale italiano caduto in Grecia nel 1940; con la stessa abnegazione consumò la sua esistenza nel lontano Nuovo Messico il padre gesuita Camillo Capilupi, pioniere della Fede e della Redenzione dell’infanzia abbandonata. In mezzo a privazioni, persecuzioni e torture egli fondò in quelle terre lontane, un Istituto per l’educazione dei bimbi che ancora porta il suo nome.

Se, come già detto, nel campo delle lettere e delle scienze Pentone può vantare una forte percentuale di studiosi, non può contare, almeno per gli anni scorsi, su nessuna pubblicazione di grande rilievo. Forse esisteranno manoscritti inediti nelle biblioteche di famiglia. Si sa che molti hanno coltivato gli studi di filosofia e di medicina di letteratura e belle arti. Di recente ha visto la luce, per i tipi dell’editore Gastaldi di Milano, un fortunato romanzo del professore pentonese Sebastiano Madìa, ordinario di latino e greco nei licei. L’opera reca un titolo: La greppia d’oro, che suona aperta condanna per la società moderna. Vi è narrata la odissea un uomo onesto in mezzo alla corruzione generale. Dello stesso professore è stato pubblicato, sempre dal Gastaldi, un secondo romanzo dal titolo: Spine. Il Madia ha pubblicato alcuni pregevoli lavori in lingua latina e in greco antico addirittura una tragedia che ebbe una bella affermazione nella città tedesca di Lipsia.

Il 9 settembre 1956, alle Terme di Luigiane di Guardia Piemontese, veniva conferito al poeta oriundo pentonese Francesco Capilupi, residente a Brooklyn (U.S.A.), il secondo premio nel Concorso di Poesia e Letteratura <<Franco Berandelli>>, indetto dalla Rivista di Cultura e Arte <<Calabria Letteraria>>. Il lavoro premiato fu il poemetto in dialetto pentonese intitolato <<A Jinostra>> (La Ginestra). Vi sono narrate le varie fasi del duro lavoro che sostenevano le nostre donne per ricavare dalla ginestra la stoffa per la loro biancheria. Nello stesso Concorso altre quattro composizioni poetiche del Capilupi ebbero una speciale menzione. I suoi versi più belli sono stati raccolti e dati alle stampe in un volume dal titolo <<Nostalgie di Terra Lontana>>.