I PRIMI OMINIDI DELLA CALABRIA

Le varie ricerche archeologiche effettuate in Calabria, hanno reso la regione una tra le più note d’Italia per la ricchezza di reperti risalenti alla preistoria. Durante il Paleolitico inferiore la Calabria era caratterizzata dalla presenza dell’industria del ciottolo(chopper) che consisteva nello scheggiare rozzamente pietre mediante percussione con altra pietra, sovente sfaccettate dalle quali gli uomini primitivi ricavavano gli arnesi che utilizzavano per uccidere gli animali. Gli oggetti tratti da ciottoli di quarzite ritrovati nella località di Casella di Maida (Catanzaro) sono testimonianza del più antico insediamento di Homo Erectus con industria preacheuleana databile tra 700.000 e 500.000 anni fa . Anticamente le grotte abitate da questi ominidi si trovavano nei pressi di una spiaggia battuta dal mare, oggi sostituita da un ambiente a macchia mediterranea .

L’importanza di questa stazione preistorica non si ferma al solo campo paleontologico, ma riguarda anche quello geologico. Le varie stratificazioni delineate sul terreno, comprovano i vari sollevamenti marini ai quali è stata sottoposta la Calabria in un lontanissimo passato geologico.

Accanto alle attività legate alla sopravvivenza dell’uomo, troviamo un’importante giacimento di superficie dell’Acheuleano finale ( industria levalloisiana-musteriana) di Rosaneto di Tortora, (Cosenza) nei pressi della foce della fiumara Noce-Castrocucco, antica di 250.000 anni. In questo sito sono state rinvenuti strumenti su ciottolo e su scheggia con industria del bifacciale o amigdala, raschiatoi, punteruoli e utensili dentellati ( hachereaux).

Del Paleolitico medio possiamo annoverare le stazioni litiche musteriane di Grotta di Torre Talao (Scalea) dove l’uomo era dedito alla caccia e alla raccolta di frutti spontanei.

Lo scoglio di San Giovanni di Cirella, grande ammasso calcareo, che nel 1932, mentre alcuni operai impegnati in una cava di pietrisco delle Ferrovie dello Stato tratta Napoli-Reggio, s’imbatterono in un’ampia grotta, profonda una ventina di metri dal quale si dipartivano un buon numero di cunicoli naturali. Furono rinvenuti resti di fauna pleistocenica; come i resti fossili di Elefantini, cavalli e asini nani Caballus e Asinus Equus ), rinoceronti e ippopotami; frammenti scheletrici di Cervus Elaphus e Cervus Capreolus.; piccoli resti quali il Bove Primigenio, e il Bove Tauro. Nell’ordine dei carnivori furono rinvenute ossa di Ursus Spelacus e della Hjena Crocuta ed il Felis Pardo. Per quanto riguarda l’industria litica, furono rinvenuti cuspidi, raschiatoi-punteruoli in selce di forma triangolare e ancora diverse schegge quarzifere, lavorate secondo la tecnica musteriana. Inoltre, ammucchiati, quasi all’ingresso della caverna, trovarono trenta ciottoli in quarzite. ( La grotta è ormai scomparsa completamente da più di quarant’anni abbattuta e distrutta dalle ruspe e dalle trivelle, per la costruzione della Superstrada SS. 18 lungo il Tirreno) Non lontano dallo scoglio vi è la stazione litica di Grotta di Torre Nave a Praia a Mare, (Cosenza) risalente a 125.000 anni fa. In queste grotte, durante gli scavi effettuati dal 1914 al 1932, furono ritrovati resti di fauna a cervidi e altre specie tipicamente di ambiente montano. Stanziamento improntato sulla caccia e sulla raccolta di molluschi spiaggiati del tipo "Cardium", "Pecten", "Unio" ed "Enis". Nella parte superiore del deposito fu rinvenuta una sepoltura di bambino che, come unico arredo funebre, aveva poggiata sul petto una conchiglia di Cardium (uso simbolico del colore rosso, colore del sangue, il principio della vita, collegato in una società di cacciatori) . In quest’epoca i cacciatori perfezionarono le loro armi. Oltre alle rozze amigdale ebbero aghi forati da una cruna (che rivelano l’uso della cucitura), ramponi dentati (che servivano certamente alla pesca del salmone) e di lamelle e punte a dorso abbattuto.

Da questi ominidi nacque la razza a cui apparteniamo anche noi e che orgogliosamente venne chiamata dell’Homo Sapiens cioè dell’uomo saggio.

Questi cacciatori abitarono nelle grotte chiamate del Romito a Papasidero (Cosenza) in un’epoca compresa tra 35.000 e 10.000 anni a.C. . Ma la grande novità dell’epoca di questi cacciatori era l’arte. Questa appare legata a un complesso simbolismo metafisico (raffigurazione di animali, che si associano spesso a motivi figurativi geometrici o astratti).

Nella Grotta del Romito nel Paleo-mesolitico vengono elaborate credenze relative alla sepoltura dei morti, a riti e culti di cui fu rinvenuta una buona documentazione artistica. Scoperta nel 1961 dal prof. Paolo Graziosi dell’Università di Firenze su indicazione di Agostino Miglio, presenta due ambienti ben distinti: la Grotta è profonda venti metri circa e il Riparo che si estende per 35 metri. Durante gli scavi archeologici vicino all’ingresso della Grotta, sono state rinvenute tre duplici sepolture di ominidi di bassa statura (circa 1,50 m.) e numerosi reperti litici ed ossei. La morfologia degli ominidi è di tipo cromagnoide (Uomo di Cro-Magnon). Nella prima sepoltura, un uomo e una donna, erano sdraiati uno sull’altro in posizione supina; sul femore sinistro e sulla spalla destra dell’uomo , un frammento di corno di bove costituiva il corredo funebre. La donna di circa 15 anni di età mostrava caratteri patologici (nanismo) le ossa femorali lunghe fortemente dismorfiche ed esili ( alt. cm.85). Nel Riparo, su un masso di circa 2,30 m. di lunghezza, si può ammirarre lo splendido graffito raffigurante un toro preistorico ( il Bos Primigenius) databile intorno al 10.800 a.C., manifestazione artistica riferita all’Epigravettiano italico antico.