{"id":1186,"date":"2023-10-21T18:05:03","date_gmt":"2023-10-21T16:05:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lacalabria.net\/blog\/?p=1186"},"modified":"2024-09-17T20:39:59","modified_gmt":"2024-09-17T18:39:59","slug":"1186","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacalabria.net\/blog\/?p=1186","title":{"rendered":"Pentone e la Madonna Delle Trache"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pentone \u00e8 un paesino poco distante dal capoluogo catanzarese (circa 15 km) ai piedi della Sila piccola.<\/p>\n<p>Poco prima di arrivarci, si pu\u00f2 notare un Santuario, detto di Termine, immerso nel verde e nella quiete; a questo luogo \u00e8 legata un\u2019interessante storia, tramandata da secoli prima oralmente, poi attraverso vari documenti.<\/p>\n<p>\u201cTermine\u201d era una piccola contrada di Pentone; secondo le ricerche fatte dal Dottor De Laurenzi (studioso e appartenente alla famiglia di procuratori che per anni hanno avuto la cura di mantenere il culto della Madonna), Termine poteva essere un piccolissimo borgo, come ci fanno pensare le carte geografiche del Vaticano del \u2018500 dipinti da Danti e quelle del \u2018600 della Calabria Ulteriore. Nessun altro elemento conferma le indicazioni delle suddette carte, anche perch\u00e9 proprio in quel periodo, un grande incendio distrusse alcuni archivi vaticani.<\/p>\n<p>Tuttavia, ricordiamo che fino agli anni sessanta del \u2018900 la zona di Termine era abitata da alcune famiglie pentonesi. Quindi non \u00e8 da escludere che gi\u00e0 in tempi molto antichi Termine fosse popolato e sicuramente fosse zona di passaggio.<\/p>\n<p>In questa localit\u00e0 ai tempi boscosa, la contadina, Maria Madia del \u201cCasale di Pantona\u201d stava raccogliendo legna, all\u2019alba di un nuovo giorno lavorativo.<\/p>\n<p>All\u2019improvviso, dagli anfratti di una roccia, dove si ripar\u00f2 per un acquazzone, vide una forte luce e i lineamenti di una bella signora. Questa le diede un panno per asciugarsi dal sudore e un pane per sfamarsi, dicendole: \u201cQui \u00e8 la mia dimora, qui deve rimanere la mia immagine\u201d.<\/p>\n<p>Dunque, <em>in loco <\/em>dapprima fu dipinta un\u2019icona a ricordo dell\u2019accaduto e poi fu eretta la chiesa.<\/p>\n<p>Secondo altre fonti, un\u2019icona raffigurante la Vergine col Bambino venne trovata nel luogo miracoloso dalla stessa contadinella e portata al Parroco di Pentone, che la colloc\u00f2 nella Chiesa di Pentone. Da qui scomparve misteriosamente per riapparire a Termine, dove la stessa<\/p>\n<p>Madonna espresse chiaramente il desiderio di rimanere l\u00e0, alle \u201cTrache\u201d (dal greco \u201c<em>trachius<\/em>\u201d, roccia con riferimento all\u2019apparizione) dove sarebbe sorto il Santuario.<\/p>\n<p>Non possiamo fornire con esattezza le prime documentazioni sulla data dell\u2019apparizione, che probabilmente risale al 1100. Comunque \u201cTermane\u201d era una localit\u00e0 degna di nota, tanto da essere riportata nelle carte vaticane per motivi di origine religiosa.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni del \u2018600 e nella prima met\u00e0 del \u2018700, la Madonna era venerata in una cappella che viene definita nei documenti come \u201cvenerabile cappella delle grazie eretta dentro la parrocchia del casale di Pentone\u201d.<\/p>\n<p>Le notizie del Registro dei conti dal 1692 al 1755 non fanno ancora alcun cenno alla Chiesa di Termine.<\/p>\n<p>Solo nel 1760 la dicitura cambia: per la prima volta si parla della \u201cvenerabile chiesa filiale di S. Maria delle Grazie eretta nella circonferenza di detto casale, loco detto delle Trache\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che nei documenti citati anteriori al 1760 non si parla della Chiesa delle Trache o della processione sulle montagne, ma \u00e8 anche vero che secondo i documenti della Procura ecclesiastica, si sovvenzionava un \u201cromito\u201d; costui aveva il compito di custodire una chiesa rurale e quale altra chiesa poteva esistere se non quella dedicata alla Vergine apparsa?<\/p>\n<p>Fino al 1940 circa, il Santuario fu sempre custodito da un laico che veniva chiamato \u201cu romitu\u201d, cio\u00e8 l\u2019eremita.<\/p>\n<p>Di conseguenza, gi\u00e0 prima del 1760 esisteva una chiesetta alla cui custodia si era provveduto e solo in seguito a questa data, essa fu ricostruita e riaperta al culto.<\/p>\n<p>In effetti, l\u2019esistenza del Santuario prima del 1760 \u00e8 documentato da una targa nella quale si legge: \u201cQuesta Chiesa fu riedificata e rifatta a cura dei procuratori Don Carmelo Merante, Don Giuseppe Antonio Colao, nonch\u00e9 dal Parroco Don Francesco Capilupi, dall\u2019anno 1759 al 1762\u201d. I termini \u201criedificata e rifatta\u201d ne confermano la precedente esistenza. La piccola chiesa era in cattive condizione, anche a causa dei frequenti terremoti che in quel periodo danneggiarono la Calabria.<\/p>\n<p>L\u2019altare era scolpito in parte nella roccia e sosteneva una nicchia, dentro era dipinta sull\u2019intonaco l\u2019icona della Vergine.<\/p>\n<p>Nel 1890, il dipinto appariva deteriorato e quindi lo si restaur\u00f2, purtroppo con danneggiamento perenne ed esito negativo: quella era la probabile icona miracolosa.<\/p>\n<p>Si dipinse un altro quadro ma nel 1910 il celebre pittore Garibaldo Gariani volle onorare il luogo sacro con una sua opera.<\/p>\n<p>La struttura semplice inglobava, oltre alla chiesa, l\u2019alloggio del romito.<\/p>\n<p>Nel 1938 il procuratore Don Salvatore Mazzuca decise di far sorgere al posto del vecchio Santuario uno pi\u00f9 ampio e la nicchia con il quadro fu rimossa dall\u2019antico luogo e incastonata nel muro absidale. Nel 1990, Don Erminio Pinciroli abbell\u00ec ulteriormente il luogo e fece ricostruire in una cappella la scena della contadinella e della Vergine, proprio nel punto specifico dove Ella apparve.<\/p>\n<p>Precedentemente ai restauri ultimi, sui muri erano appesi molti <em>ex voto <\/em>a testimoniare la straordinariet\u00e0 del posto.<\/p>\n<p>Tra i miracoli pi\u00f9 ricordati vi sono quello dello storpio che abbandon\u00f2 le grucce, lo scrittore calabrese G. Patari sofferente all\u2019et\u00e0 di 8 anni di postumi di frattura complicata o quello del Signor Celia di Catanzaro, che cieco riebbe la vista.<\/p>\n<p>E ancora, durante la seconda guerra mondiale, nel travagliato periodo della liberazione, Pentone era una roccaforte di armamenti bellici e probabile nascondiglio degli angloamericani.<\/p>\n<p>Il paese doveva essere bombardato dai Tedeschi, ma all\u2019improvviso si stese un manto di nebbia sotto gli occhi degli aggressori e ci\u00f2 imped\u00ec il bombardamento. Questo venne considerato come un miracolo: il manto della Madonna aveva salvato il suo paesino.<\/p>\n<p>Allo stesso periodo risale un frammento di bomba, che lanciata sul Santuario non esplose; \u201cil reperto miracoloso\u201d \u00e8 ora custodito come prova del prodigio.<\/p>\n<p>Altro avvenimento narrato \u00e8 quello di alcuni operai, che presso il Santuario uccisero un agnello per pranzare, facendo schiamazzi. Un fulmine a ciel sereno li colp\u00ec. Annualmente sul pavimento ricompariva la macchia di sangue dell\u2019agnello, fino a quando le fondamenta vennero rifatte.<\/p>\n<p>Emerge, in quest\u2019ultimo miracolo, l\u2019ambiguit\u00e0 della divinit\u00e0: aiuta l\u2019uomo, dispensa grazie, ma pu\u00f2 anche punire.<\/p>\n<p>Proprio per questa ambivalenza, l\u2019uomo rispetta, teme il divino e tramite riti cerca di propiziarne l\u2019intervento a suo favore.<\/p>\n<p>Questa ambiguit\u00e0 richiama la contiguit\u00e0 tra divinit\u00e0 \u201ccelesti\u201d e<\/p>\n<p>\u201csotterranee\u201d: il sangue (con tutti i suoi riferimenti simbolici) che riemerge dal pavimento, appunto dal basso; l\u2019affronto alla divinit\u00e0 pagata con la morte.<\/p>\n<p>L\u2019agnello ucciso \u00e8 un richiamo \u201call\u2019offerta sacrificale\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec anche gli operai fulminati esprimono, come sottolinea la Dottoressa Alfonsina Bellio, riproponendo Girard, la \u201cnecessit\u00e0 di una vittima sacrificale che rinsaldi il rapporto tra comunit\u00e0 e divinit\u00e0\u201d, tra uomo e Dio.<\/p>\n<p>Morte e vita. Abissi e luce.<\/p>\n<p>Infatti, la seconda domenica di settembre viene celebrata la festa della Madonna di Termine.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 dalla fine di luglio ci si prepara con i \u201c sette marti e termine\u201d; ogni marted\u00ec alle quattro del mattino suona la campana e la gente percorre da Pentone i tre km per arrivare al Santuario, dove vengono celebrate diverse Messe. Questo fino al secondo marted\u00ec di settembre. Altra usanza, ora non pi\u00f9 attiva, era quella di riunirsi in gruppi nei vari rioni per cantare le lodi a Maria e recitare il Rosario.<\/p>\n<p>Luce: i tre giorni precedenti alla domenica di festa, si assiste ad uno spettacolo unico: \u201ce luminere\u201d, cio\u00e8 l\u2019illuminazione delle creste dei monti, che fanno da scenario al Santuario.<\/p>\n<p>Volontari salgono sulle colline, dopo aver trascorso qualche ora nella condivisione e nella gioia, accendono tanti batuffoli di stoffa imbevuti di nafta, appesi ad un fil di ferro che percorre le montagne. A sera, quando la gente esce dalla Chiesa dove viene celebrata la messa, si possono ammirare dal paese le colline di Termine di fronte illuminate, in particolare la lettera \u201c M\u201d di Maria e il simbolo della croce, poste sui punti pi\u00f9 alti.<\/p>\n<p>Il De Laurenzi attesta che fino al 1922 si usava accendere sulla stessa linea frasche di rami rigogliosi, una prova dell&#8217;antica origine del culto. L\u2019accensione dei fuochi in segno di festa \u00e8 un\u2019 usanza contadina antichissima. Dai documenti si pu\u00f2 affermare che le luminarie si accendevano gi\u00e0 nei primi anni dell\u2019800.<\/p>\n<p>Un\u2019ulteriore manifestazione di fede \u00e8 quella inventata dal Canonico Don Mario Talarico nel 1950: la litania.<\/p>\n<p>Giovani fanciulle sfilano per il corso principale sorreggendo simboli che rappresentano quelli della Litania Lauretana. Cos\u00ec, ad esempio, \u201cStella del mattino\u201d sar\u00e0 rappresentata da una fanciulla luminosa dalla tunica chiara e con la stella ricamata sul petto o ancora \u201cRosa Mistica\u201d sar\u00e0 una dolce piccola donna, dai bei lineamenti osservante una rosa tra le mani.<\/p>\n<p>Alla fine del corteo, arriva una ragazza che dovrebbe avere una certa somiglianza con la statua della Madonna venerata, preceduta da una bimba che interpreta la contadinella a cui apparve la Vergine, con la legna sulla testa, il pane e il panno datele in dono.<\/p>\n<p>Un tempo, momento rilevante della festa era la fiera che nel 1846 venne prolungata di tre giorni; intorno al \u2018900 la fiera si svilupp\u00f2 cos\u00ec tanto da ostacolare il traffico e da dover costringere all\u2019attivazione di lavori per allargare la strada nel suo tratto iniziale.<\/p>\n<p>Ebbe una notevole importanza economica, specie per i manufatti di artigianato calabrese: le bancarelle del \u201ccasu du quagghiu\u201d cio\u00e8 formaggio bacato, i \u201cmustazzoli\u201d di Soriano Calabro, i \u201ccavaluzzi\u201d di Carlopoli e \u201ccullurelle\u201d dolci di produzione casalinga e come ricorda il De Laurenzi le \u201czagarelle\u201d: dall\u2019Arabo \u201czahar\u201d nastro, erano fettucce di vario colore che i devoti facevano benedire e attaccavano o al polso o all\u2019occhiello. I venditori per misurare le fettucce gridavano:\u201c Misurelle misuramu!\u201d<\/p>\n<p>Pentone era un crogiolo di incontri e scambi.<\/p>\n<p>La domenica \u00e8 forse il giorno pi\u00f9 toccante per i devoti. Verso le cinque del mattino, la banda musicale fa \u201cil giro\u201d del paese quasi come una sveglia che ricorda che alle sei bisogna destarsi.<\/p>\n<p>A quell\u2019ora la statua della Madonna \u201cesce\u201d dalla chiesa di Pentone, dov\u2019\u00e8 custodita tutto l\u2019anno, per poi ripercorrere quasi la stessa strada che comp\u00ec Maria Madia. Sono le \u201ccolle colle\u201d.<\/p>\n<p>Il tragitto attraversa le montagne che da Pentone portano a Termine (quelle stesse delle Luminarie) seguita dalla processione con pellegrini e pentonesi. La Madonna arriva nella sua dimora a Termine, dove rimane fino al pomeriggio quando viene posta su un carro trionfale su cui vi \u00e8 la \u201ccontadinella\u201d, una bimba interpretante Maria Madia. Sul carro, poi, visita le frazioni vicine di Sant\u2019Elia e Visconte per arrivare infine a Pentone tra gli applausi generali.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 quindi la cosiddetta \u201cconfrunta\u201d: l\u2019incontro tra la Madonna e il protettore del paese, S. Nicola.<\/p>\n<p>Un tempo, fino alla fine del \u2018800, \u201ca confrunta\u201d avveniva con San Giuseppe e si svolgeva nella parte meridionale del paese, in una piazza che da questa manifestazione trasse il nome: \u201cPiazza della Madonna delle Grazie\u201d.<\/p>\n<p>Dopo questo incontro simile ad una danza tra le due statue, ripetuta tre volte, si forma un\u2019unica processione, che si snocciola nel paesino fino all\u2019arrivo nella Chiesa madre, dove \u00e8 celebrata la Messa. A mezzanotte in punto, fuochi d\u2019artificio chiudono la giornata e la settimana mariana. Tuttavia, la conclusione effettiva avviene il luned\u00ec sera, dopo \u201cla festa dell\u2019emigrante\u201d, dedicata ai tanti emigranti pentonesi, alcuni ritornati per l\u2019occasione e pronti a ripartire.<\/p>\n<p>Un momento popolare in cui si mescolano momenti di allegria (per la specie di \u201ccorrida\u201d che si svolge) e di nostalgia per il ricordo delle feste passate, della trascorsa giovent\u00f9 e per la consapevolezza di dover ripartire. Ci si inebria di \u201cradici\u201d.<\/p>\n<p>Il giorno seguente, il paese sembra svuotato e calato in una strana tristezza: i parenti vanno via, l\u2019estate finisce, la \u201cparentesi della festa della madonna\u201d si \u00e8 chiusa, per riaprirsi l\u2019anno successivo.<\/p>\n<p>TRACHE<\/p>\n<p>Il nome, come si \u00e8 visto, \u00e8 legato all\u2019apparizione \u201cnegli anfratti di una roccia\u201d.<\/p>\n<p>Il Professor Giovanni Sole ne \u201cIl Cammino verso la grande Madre\u201d affronta il tema della simbologia della roccia: l\u2019impenetrabilit\u00e0, quindi la verginit\u00e0 che si ricollega alla Madonna, Vergine delle vergini; alla durezza, cio\u00e8 al dolore di cui la Madre ne \u00e8 massima espressione; ma la roccia \u00e8 anche simbolo di protezione e di sicurezza, quella che l\u2019uomo ricerca costantemente nei luoghi miracolosi.<\/p>\n<p>IL LUOGO<\/p>\n<p>Anche a Pentone, come per altre storie di apparizioni, il luogo ha un ruolo predominante; questi, da solo, aldil\u00e0 dello stesso prodigio, potrebbe considerarsi un miracolo\u2026.<\/p>\n<p>Immerso nel verde, nel silenzio, nella quiete, un punto che come dice il professor Sole, sembra collegare il terreno con l\u2019ultraterreno, l\u2019umano con il divino. Questa zona potrebbe essere considerata un \u201cnon-luogo\u201d che non \u00e8 in cielo, ma sembra non essere immerso nel fragore terreno, n\u00e9 uno n\u00e9 l&#8217;altro, un posto senza storia e senza tempo, senza appartenenza, anche lo stesso nome Termine \u00e8 sibillino.<\/p>\n<p>\u00c8 una zona liminale (per usare un termine caro a Van Gennep), che ci fa sentire stranamente bene, sospesi in un\u2019altra dimensione. Termine \u00e8 un <em>limen<\/em>, una soglia da attraversare per raggiungere il divino, per ritornare poi alla vita quotidiana, anche se purificati, forse diversi. Per tornare alle radici.<\/p>\n<p>\u00c8 il luogo del contatto: l\u2019uomo si avvicina a Dio e la divinit\u00e0 \u00e8 scesa in terra. Termine \u00e8 tra divino e umano, conosciuto e sconosciuto, ci fa riflettere sulla nostra identit\u00e0, ci affascina con la sua contraddittoriet\u00e0. Qui, anche la natura emerge bella ma boscosa, selvaggia, perch\u00e9 \u00e8 contemporaneamente meravigliosa e inquietante, per il mistero in essa contenuto, per la potenza che scaturisce e spesso ricorda all\u2019uomo la sua fragilit\u00e0.<\/p>\n<p>In questo <em>limen <\/em>si colloca anche l\u2019emigrante.<\/p>\n<p>Egli non \u00e8 pi\u00f9 di Pentone, il suo paese d\u2019origine dove viene chiamato \u201cu canadese\u201d, \u201c u torinese\u201d, \u201c u mericanu\u201d; la stessa cosa avviene nel posto in cui si \u00e8 trasferito: egli \u00e8 un italo-canadese, un italo-americano, entrambi, ma nello specifico nessuno dei due. Ogni luogo sembra essere quello non esattamente proprio. L\u2019emigrante sta tra due luoghi, \u00e8 al <em>limen<\/em>; cos\u00ec come il romito. Questi badava alla chiesa dove viveva, per\u00f2, non veniva chiamato sagrestano o in altro modo: era l\u2019eremita, che si colloca nella soglia tra societ\u00e0 e non-societ\u00e0, cultura e natura, accudisce la chiesa ma si isola dal mondo, quasi una figura mitica, che fa da tramite con il divino. Cos\u00ec, come al confine tra lecito e illecito, tra bene e male vi \u00e8 il brigante. Secondo la trasposizione teatrale della leggenda, scritta da Don Mario Talerico, c\u2019era un capo brigante (Giosafatte Tallerico) che con i suoi aiutanti aveva un covo proprio nelle zone boscose dell\u2019evento miracoloso. Il brigante assume un ruolo positivo: difende la contadinella e salva il padre, accusato per ripicca da parte di un pretendente della giovane di aver fatto \u201cla spia\u201d contro i banditi. Verosimile o di pura invenzione, vi \u00e8 un forte richiamo alla figura emblematica e contraddittoria dei briganti, che vivevano sulle nostre colline.<\/p>\n<p>Scenario del luogo \u00e8 la montagna, che come sappiamo ha una valenza simbolica fondamentale. Vista come incantevole ma anche come barriera. Immagini che rispecchiano solo in parte la verit\u00e0 che \u00e8 molto pi\u00f9 complessa. Altres\u00ec, la collina e la montagna costituiscono \u201cl\u2019anfiteatro\u201d di incontri tra persone provenienti da diverse zone e di ogni rango sociale, come appunto evidenzia il professor Vito Teti.<\/p>\n<p>Basti pensare alla fiera precedentemente citata, momento in cui mercanti, artigiani, vendevano prodotti artigianali delle loro zone, o la stessa processione per la quale arrivavano tanti pellegrini da lontano. Se l\u2019evento prodigioso unisce, evidenziando l\u2019uguaglianza tra gli esseri umani, la fiera \u00e8 un momento di scambio economico, culturale, di contatto.<\/p>\n<p>La montagna \u00e8 anche risorsa produttiva. La zona pentonese \u00e8 rinomata per la produzione di olio, di castagne e in passato per la lavorazione della seta. Tutto questo \u00e8 montagna, attraversata, vissuta, considerata sacra. E non \u00e8 un caso che l\u2019apparizione e la festa si svolgano in questo ambiente.<\/p>\n<p>Le stesse luminarie richiamano un antico rito contadino con cui coloro che lavoravano nelle boscaglie comunicavano con i paesani e purificavano lo spazio.<\/p>\n<p>\u201cMontagna come cuccagna\u201d, \u201caltrove\u201d anche alimentare, dove appunto fuggiva lo stesso brigante che si sottraeva alla fame simbolica del paese, realizzando i bisogni sentiti dai suoi compaesani. La sua \u00e8 un\u2019indipendenza politica, sociale e alimentare (tuttavia per un\u2019analisi completa e priva di mistificazioni, non dobbiamo scordare anche i suoi stenti, i crimini commessi per realizzare questo altrove). Montagna come spazio silenzioso, dove l\u2019eremita custodisce la spiritualit\u00e0 e l\u2019altrove sacro. Dove il divino-dentro e fuori di noi- \u00e8 simboleggiato dalle luminarie, che \u00e8 una sacralizzazione di momenti baccanti, l\u2019antico richiamo alla cultura ancestrale e allo stesso tempo una preghiera commovente e potente per avvicinarsi a Dio. Come in uno specchio, le colline di Pentone e Termine si guardano, scoprendosi. Il rito del buio e della luce insegna e ricorda cosa vogliamo essere e scegliere.<\/p>\n<p>CIBO E FESTA<\/p>\n<p>La stessa apparizione ha come aspetto importante il cibo: la Vergine dona un pane, simbolo di carit\u00e0, nonch\u00e9 richiamo evidente al sacrificio di Cristo per la redenzione umana, rappresentato dal pane a ricordo della sua ultima cena e del suo mandato. Il pane \u00e8 il corpo di Cristo. Inoltre la missione mediatrice e dispensatrice di Maria \u00e8 ulteriormente sottolineata dal suo gesto nell\u2019apparizione. Questo dono \u00e8 qualcosa di pi\u00f9.<\/p>\n<p>La storia religiosa \u00e8 ricca di episodi in cui la divinit\u00e0 interviene pragmaticamente, istantaneamente a combattere la fame della sua gente. Esempi noti sono i miracoli di San Bruno o San Gerardo Maiella.<\/p>\n<p>Si potrebbe parlare a lungo del pane, elemento alimentare, culturale indissolubilmente legato alla societ\u00e0 tradizionale. In questa sede, basti ricordare come questo bene primario precario, faticoso da avere, in virt\u00f9 del raccolto da cui esso dipendeva, \u00e8 comunque realizzazione piena del lavoro della gente.<\/p>\n<p>Il pane ci ricorda il divario alimentare e sociale tra ricchi e poveri, padroni e contadini. I primi potevano accedere al \u201cpane bianco\u201d, i secondi, pur lavorando ininterrottamente per il pane, che poi andava sulle tavole dei benestanti, dovevano arrangiarsi, mangiare quello \u201cnero\u201d. La panificazione avveniva con ghiande, castagne, orzo, legumi, patate e dalla seconda met\u00e0 del \u2018700 anche con mais. Una vita ardua dove la fame \u00e8 realmente vissuta dalla gente e il lavoro mira al sostentamento. Il sacrificio poteva essere metabolizzato con l\u2019intervento divino. In effetti, la Vergine dona un panno per asciugare il sudore, simbolo del lavoro faticoso dei contadini.<\/p>\n<p>La festa \u00e8 il rovesciamento del quotidiano, dell\u2019abitudinario, \u00e8 lo strappo alla regola: si pu\u00f2 mangiare in abbondanza.<\/p>\n<p>Infatti, il venerd\u00ec e il sabato della settimana festiva si usa mangiare i cavoli con la carne, le melanzane, \u201c a minestra\u201d fatta di diverse verdure, per culminare la domenica con i maccheroni o la pasta di casa, appunto alimenti delle occasioni importanti.<\/p>\n<p>A Marylake, in Canada, la comunit\u00e0 pentonese ripercorre i momenti pi\u00f9 salienti della festa paesana.<\/p>\n<p>Legame tra le due comunit\u00e0 sono i canti popolari molto importanti, ideati dagli antenati pentonesi in onore della Vergine e le ricette per cucinare le pietanze della festa.<\/p>\n<p>Questo ha a che fare proprio con quella \u201cricostruzione\u201d nei luoghi di immigrazione di cui parla il Professor Teti. Il cibo rappresenta il proprio mondo d\u2019origine, nello specifico la festa dei propri padri. Dice Teti: \u201cIl paese uno e il paese due non riescono a separarsi, ma non riescono pi\u00f9 a ricongiungersi\u201d .<\/p>\n<p>Si ripropongono da un lato gli alimenti che nel paese venivano consumati eccezionalmente, durante le feste appunto; insomma i cibi \u201csognati\u201d. D\u2019altro canto, si consuma ci\u00f2 che viene coltivato, che si trova con pi\u00f9 facilit\u00e0 e lo si rende speciale. Il nesso \u00e8 comunque quello alimentare. Basti pensare agli emigrati, che venuti in vacanza a Pentone, per il ritorno trasportano nella loro valigia \u201ci preziosi doni\u201d, il cibo, simbolo del luogo nat\u00eco e dei propri affetti. Questo scambio che si ripete ogni anno tra emigrati e paesani, sottolinea il valore identitario del cibo. A Marylake, si ricostruisce la festa per sentirsi vicini ai compaesani, ai parenti, a un \u201csenso del luogo\u201d. Anche la convivialit\u00e0 \u00e8 un modo per sentirsi uniti, un mezzo di coesione familiare e sociale, per scoprire e riscoprire s\u00e8 stessi, gli altri, la propria identit\u00e0, la propria etnicit\u00e0.<\/p>\n<p>A minestra, le melanzane\u2026 il loro sapore, il loro odore sono il tramite delle radici, il mezzo attraverso cui, come in un fantastico viaggio, si ritorna nel passato o a Pentone e lo si fa proprio, ancora per una volta.<\/p>\n<p>RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:<\/p>\n<p>Bellio, A. 2003, da \u201cStoria dell\u2019acqua\u201d di Teti V., pag. 91 De Laurenzi, V. 1960, \u201cMadonna di Termine\u201d.<\/p>\n<p>Sole, G. 2000, \u201cIl cammino verso la Grande Madre\u201d<\/p>\n<p>Teti, V. 2002-2003, \u201cViaggi, emigrazione, religione\u201d, pp. 590-595<\/p>\n<p>Ines Sirianni<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i><b><strong>(\u00a9) <\/strong>Tutti i diritti riservati<\/b><\/i> <i>All rights reserved<\/i><\/p>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Pentone \u00e8 un paesino poco distante dal capoluogo catanzarese<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":1195,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[39,151],"tags":[153,124,150],"class_list":["post-1186","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-antropologia","category-testi-su-pentone","tag-ines-sirianni","tag-madonna-di-termine","tag-testi-su-pentone"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lacalabria.net\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1186","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lacalabria.net\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lacalabria.net\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lacalabria.net\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lacalabria.net\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1186"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.lacalabria.net\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1186\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3152,"href":"https:\/\/www.lacalabria.net\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1186\/revisions\/3152"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lacalabria.net\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1195"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lacalabria.net\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1186"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lacalabria.net\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1186"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lacalabria.net\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1186"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}