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Giampiero C.
Perdere un amico così, in un batter di ciglia,
senza aver potuto almeno accompagnare l’ultimo tratto del suo triste destino insieme,
accorgersi dell’irrompere della morte nell’ordinario, in maniera così subdola ed
annichilente, notare i caratteri di un nome conosciuto e familiare, su di un manifesto
anonimo affisso ad un qualsiasi muro lungo
il proprio abituale cammino, risulta essere
devastante per chiunque, a prescindere dalla permeabilità o meno dell’animo umano,
ben al di là del significato che si possa attribuire
al senso dell’esistere ed alla sua ineludibile,
naturale ed ovvia conclusione.
Con Giampiero ci sentivamo di tanto in tanto,
a parlare dei nostri trascorsi nell’Italia felice di un tempo (siamo stati compagni di classe alla Scuola Media “Patari” nei primi anni ’70, può darsi addirittura compagni di banco …);
ma anche dei nostri fallimenti, dei nostri sogni infranti, delle nostre sfortune, della nostra pesante solitudine. Cercavamo di trovare alibi
in ogni dove, sicuramente; ma provavamo ad esorcizzare le avversità della vita con delle
salutari, grasse risate, riguardo ai ricordi della adolescenza condivisa, ai personaggi di quel mondo perduto che li animavano, al raffronto improponibile ieri/oggi, alle nostre numerose birichinate, di ragazzi comunque sensibili, intelligenti, semplici, alle corse fianco a fianco
al suono della campanella di fine lezioni,
via, lontano da quella prigione quotidiana …
Adesso che penso forte a lui, alla sua storia finita troppo presto, alla sua parabola costellata di spine più che di rose, senza che la sorte si sia sentita obbligata a rendergli merito per quello che era e per come sapeva porgersi agli altri,
per le peculiari caratteristiche della timida delicatezza, della dolcezza e della saggezza,
mi sovvengono i suoi riccioli castani, quando li aveva ancora, ed il suo sorriso rinfrancante di chi può sempre riuscire a darti un
consiglio prezioso ed una pacca sulla spalla.
Avremmo dovuto andare a mangiare una pizza insieme, io e Giampiero, chissà dove, chissà quando, chissà da quanto, a suggellare ed articolare la nostra bella amicizia ultra cinquantennale: non è accaduto, per i grovigli del consueto, o per puro caso;
mi resterà quindi questo rimorso, certo, incancellabile, fino al momento in cui, spero,
non ci rincontreremo in una dimensione più comprensiva e benevola, in una realtà più
giusta e luminosa per tutti.
Ti abbraccio con il cuore, Giampie’!…
e scusami se non ce l’ho fatta a venire a salutarti per l’ultima volta…
Guido Capilupi ☯️

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